Mario Davico - Una plausibile forma dell'assoluto

Torino, Galleria Del Ponte
Artista: Mario Davico
Curatore: Pino Mantovani

Mario Davico (1920-2010) fu pittore molto apprezzato nella Torino del Dopoguerra: espose alla galleria La Bussola ripetutamente dal 1950 al ‘59, alla Prima Mostra internazionale dell’Art Club, a Pittori d’oggi Francia-Italia dal 1953 al 1961.  Nel ricco panorama italiano, fu presente alle più importanti rassegne nazionali: Biennali veneziane dal ‘1948 fino alla Personale nel 1962 e Quadriennali romane dal 1948 al 1965, partecipò con successo a numerosi Premi. Ottenne anche riconoscimenti internazionali: espose a Parigi, alla Galleria Charpentier, e in altri paesi europei, in America, Giappone, Australia, sempre con selezionate rappresentanze di artisti italiani. La decisione di ritirarsi dalla scena dell’arte, determinò una graduale sparizione del nome di Davico, senza che, peraltro, cessasse il suo dialogo con alcune forme della pittura “riflessiva” contemporanea, e resistendo al mito della sua solitaria figura. Alla fine degli anni Settanta riprese ad esporre opere storiche e dell’ultima produzione costituita da monocromi tessuti con straordinaria sensibilità e lucido rigore. Nel 1994, l’Accademia Albertina dove ha insegnato dal 1949 gli dedica nel Salone d’onore, che ha ospitato rarissime mostre di grandi maestri della scuola, una Antologica da lui stesso costruita con estrema cura. Per l’occasione uscì un catalogo a cura di Marco Rosci e Pino Mantovani; nel 2019 è stata pubblicata una monografia, edita da Allemandi, con saggi di Flaminio Gualdoni, Cristina Valota, Franco Fanelli, Riccardo Cavallo.

La Galleria del Ponte, che venne individuata dallo stesso Mario Davico come riferimento espositivo privilegiato negli ultimi quindici anni di vita, e che ha già ospitato nel 2012, a due anni dopo la morte dell’artista, una ricca antologica, nuovamente mette a disposizione il suo articolato spazio per una mostra che presenta notevoli motivi d’interesse tanto per la presenza di opere che a Torino non si vedevano da tempo, o addirittura inedite, quanto per l’impostazione che partendo dalla prima Personale alla Galleria La Bussola del 1950, documenta sinteticamente la vicenda di un artista che, tenendosi stretto alla sua scelta “astratta”, responsabilmente duramente conquistata, ha saputo farla vivere, senza mai scadere nella ripetizione. Come già segnalarono i suoi critici storici, Albino Galvano e Luigi Carluccio, e come ancora sottolinea Armando Audoli nell’esemplare saggio di presentazione in catalogo: “Totalmente disinteressato e avulso dal mercato, l’artista distillava quasi in segreto la quintessenza del proprio pensiero pittorico  - attraverso il filtro di un’intelligenza e di una spiritualità da visionario, spingendosi ai limiti della tenuta nervosa ed emotiva -  e lo faceva fino al raggiungimento  di una definitiva ragion d’essere dell’immagine, di una inappellabile giustezza, precisione e pulizia”.

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Copertina evento.